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-FASCICOLO 2019, 1-BISLa Rivista Giurisprudenza Penale, in collaborazione con l’Associazione LucaCoscioni per la“QUESTIONI DI FINE VITA”Dalla Legge 22 dicembre 2017, n. 219alla ordinanza della Corte Costituzionale nel caso Cappato«Lasciar morire una persona in un modo che altri approvano,ma che essa considera in orribile contraddizione con la sua vita,è una forma di tirannia odiosa e distruttiva»R. Dworkin354

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”Iniziativa promossa dalla rivista giuridica Giurisprudenza Penale in collaborazione con laAssociazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica e il Dipartimento di Giurisprudenzadell’Università degli Studi “Roma Tre”.Comitato scientifico: Avv. Prof. Gianni Baldini, Prof. Ettore Battelli, Prof.ssa PatriziaBorsellino, Prof. Carlo Casonato, Prof. Cristiano Cupelli, Prof.ssa Marilisa D’Amico, Prof.Gianpaolo Fontana, Avv. Filomena Gallo, Prof.ssa Antonella Massaro, Prof.ssa Irene Pellizzone,Avv. Guido Stampanoni Bassi.***Giurisprudenza Penale è una rivista giuridica registrata presso il Tribunale di Milano conautorizzazione n. 58 del 18 febbraio 2016 e con codice ISSN 2499-846X.2

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”SOMMARIO:INTRODUZIONEQuestioni di fine vita: i riflettori tornano ad accendersicon il “caso Cappato”.di Antonella Massaro7IL FINE VITA DOPO LALEGGE 219/2017Scelte giuste, anche alla fine della vita: analisi etico-giuridicadella legge n. 219/2017.di Lorena Forni15L’interruzione di un trattamento salvavita in assenza di DAT:quali spazi per il consenso presunto?di Lucia Maldonato29Profili processuali della legge sul cd. biotestamento.di Simone Calvigioni52Consenso informato e rapporto di cura: una nuova centralitàper il paziente alla luce della legge 22 dicembre 2017, n. 219.di Marta Fasan83Il diritto all’autodeterminazione: disposizionianticipate di trattamento.di Antonella Nurra103“Il tempo della comunicazione costituisce tempo di cura”:l’approccio narrativo nella Legge 219/2017.di Caterina Iagnemma114Golden Hour del paziente: consenso biograficoe dignità della vita.di Massimo Foglia124Effetti redistributivi della legge n. 219/2017nel rapporto fra medico e paziente.di Maurizio Di Masi1473

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”La legittimazione dell’attività medica alla luce dell’obbligodi forma scritta e di necessaria comprensibilitàdel consenso informatodi Sara Scapin166Le disposizioni anticipate di trattamento ed il gesto di177assistenza infermieristica: quale valenza ordinistica e giuridica?di Pio Lattarulo e Luigi Pais dei MoriLA TUTELA DEL MINOREE IL FINE VITA IN ETÀPEDIATRICA: I CASIScelte terapeutiche e protezione degli interessi esistenzialidel minore nella relazione di cura e nel fine vita.di Alessandra Pisu185Oltre l’autodeterminazione. I confini del dirittonei casi Gard ed Evans.di Benedetta Vimercati211Il fine vita tra medicina e media: i risvolti deicasi Gard ed Evansdi Simone Salemme, Antonella Moschillo, Mattia Ballo243Il principio di autodeterminazione terapeutica nellaCostituzione italiana e i suoi risvolti ordinamentali.di Arianna Carminati256Il corpo come conflitto: fine vita e diritto costituzionaleverso un orizzonte biopolitico.di Andrea Venanzoni279Ragioni a favore di una legalizzazione dell’eutanasia.di Ugo Adamo311La (mancanza di una) clausola di coscienza nella leggeitaliane sul fine vita.di Eleonora Canale e Ilaria Del Vecchio344GARD ED EVANS.FINE VITA: PROFILICOSTITUZIONALI.IL TEMA DELL’OBIEZIONEDI COSCIENZA.4

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”PROFILI COMPARATISTICIE SOVRANAZIONALIFINE VITAE DIRITTO PENALEL’obiezione di coscienza: diritto garantitoo irragionevole ostinazione?Riflessioni a margine del recente intervento normativoin materia di “disposizioni anticipate di trattamento”.di Marco Edgardo Florio362Il Belgio: caso più unico che raro.di Benedetta Dentamaro400Fine vita e Legge 22 dicembre 2017, n. 219.Profili comparatistici tra Italia e Spagna.di Tina Noto410Diritto penale e fine vita in Germania.I reati di omicidio su richiesta e di sostegnoprofessionale al suicidio nello Strafgesetzbuch.di Francesco Camplani426L’ultimo diritto. Esitazioni, contraddizioni, ma ancheaperture nella giurisprudenza della Corte EDUin materia di fine vita.di Ludovica Poli441La prosecution del mercy killing e del suicidio assistitonel sistema inglese: una questione di public interest?di Marcello Stellin458Intervento penale e decisioni di fine vita.Alla ricerca di un diritto contemporaneodi Federico Consulich e Carolina Genoni485Diritto penale e fine vita: la legge 219 tra sensatezze e illogicità.di Federica Scariato518La rilevanza spazio-temporale del contributo causalenella partecipazione materiale nel suicidio altrui:un’analisi costituzionalmente orientata dell’art. 580 c.p.di Giuseppe Ortolani5275

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”Aiuto al suicidio: la Consulta al bivio, tra istanzecostituzionali di autoresponsabilitàe persistenti incrostazioni “paternalistiche”.di Pierluigi Guercia543Sul principio di offensività come limite normativoal concorso di persona nel reato.di Piergiorgio Gualtieri559La (non) responsabilità penale del medico nellescelte di fine vita del paziente.di Marta Bernardini578Diritto a morire: artt. 579 e 580 c.p. e Legge n. 219/2017.Necessità di riforma alla luce del nuovo consenso informatoe dell’esclusione da responsabilità penale dei soli medici.di Veronica Rossetto596I confini del diritto ai confini della vita: un luogo privilegiatoper la promozione dialogica dei valori?di Rosa Maria Palavera604La funzione politico-criminale del nuovo divieto diaccanimento terapeutico: i limiti ai doveri di protezionedel medico e il rischio sanitario non consentito.di Vincenzo Tigano6186

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”Questioni di fine vita: i riflettori tornano ad accendersi con il “caso Cappato”.di Antonella Massaro (Professore associato di diritto penale presso l’Università degli StudiRoma Tre)Le questioni di fine vita, soprattutto grazie al caso che ha visto protagonisti Marco Cappato e FabianoAntoniani, sono ritornate prepotentemente sotto i riflettori del dibattito giuridico e politico,amplificando l’eco, già particolarmente significativa, della legge n. 219 del 2017.Il fatto che il quadro normativo attuale risulti almeno parzialmente contraddittorio, comeefficacemente evidenziato dalla Corte costituzionale con l’ordinanza n. 207 del 2018, è un dato cheparrebbe imporsi con una tale autoevidenza da non lasciare spazio a considerazioni ulteriori, almenoper ciò che attiene alle premesse da cui muovere per un superamento di quelle aporie. La c.d.eutanasia, però, non solo appassiona i giuristi, ma, soprattutto, li divide. Difficile stabilire da cheparte possa stare la Giustizia quando a venire in considerazione siano tematiche così pregne di moralee di etica; è però possibile, forse, provare a chiarire almeno da parte debba stare il Diritto.Ben vengano, allora, i dibattiti “pubblici” e partecipati, come quello cui ha dato luogo la Call forPapers indetta dalla rivista Giurisprudenza penale e i cui risultati sono raccolti in questo fascicolo.Sommario: 1. Che i riflettori restino accesi, anche quando rischiano di accecare – 2. L’ordinanza n.207 del 2018 della Corte costituzionale – 3. Gli scenari ipotizzabili: a) a partire dalla Cortecostituzionale – 3.1. b) a partire dal legislatore – 3.2. c) affidandosi alla logica del “caso per caso”.1. Che i riflettori restino accesi, anche quando rischiano di accecare.Le questioni di fine vita sembrano destinate a salire sul palcoscenico del dibattito politico e giuridicosolo in rare occasioni, le quali però, in ragione della potenza narrativa delle storie che raccontano,catalizzano l’attenzione dello spettatore in maniera pressoché inevitabile: commuovono, indignano,disorientano e, soprattutto, dividono.Inutile precisare che le vicende umane e giudiziarie, classificate, secondo le cadenze dell’algidovocabolario di cui i giuristi sono avvezzi a nutrirsi, come i “casi” di Piergiorgio Welby, FabianoAntoniani, Eluana Englaro, Walter Piludu, Giovanni Nuvoli, Oriana Cazzanello (si è portati,curiosamente, a indicare i casi in questione non con il nome degli imputati ma con quello delle“vittime”), rappresentano solo la punta dell’iceberg di un fenomeno eterogeneo e complesso.Al contenzioso quantitativamente poco significativo generato dalle “pratiche “eutanasiche, del resto,fa da contraltare la sconcertante ordinarietà con cui le questioni di fine vita si (im)pongono nelle corsied’ospedale, nel silenzio delle case che ospitano e qualche volta nascondono i pazienti e le loro famiglie,in certe strutture di ricovero per malati terminali che rischiano di somigliare più a un lazzarettodisperato e disperante che a un protettivo rifugio in cui, ostinatamente, si “scelga” di continuare a“vivere”. Il sistema sanitario nazionale, inutile negarlo, non sempre riesce a rispondere in manieraadeguata alla supplicante richiesta di chi le cure non intende rifiutarle ma ottenerle, pur a fronte di7

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”sofferenze atroci che consumano il corpo e lo spirito. Se la questione fosse osservata attraverso unalente un po’ meno appannata da riflessi filosofico-giuridici, susciterebbero forse un sorriso amaro leraffinate e appassionate discussioni attorno a un preteso paternalismo, non importa se hard o soft,praticato da uno Stato al quale sta a cuore che il singolo “per il suo bene, non si faccia del male”, ma icui cittadini, che magari di Feinberg o Dworkin sanno poco o nulla, hanno spesso l’impressione chela tutela della propria salute assuma la consistenza di un mero “diritto di carta”, almeno per chi nondisponga di risorse economiche che consentano di aggirare le liste di attesa, di accedere alle strutturepiù all’avanguardia, di ottenere un’assistenza dignitosa in presenza di malattie che mettono a duraprova anche la dignità più volenterosa1.Ben venga allora, da qualunque precomprensione ideologica si muova, un dibattito partecipato sui temicompendiati sotto la discussa etichetta della eutanasia. Ben venga, allora, il coraggio di chi ritiene chela sofferenza di una scelta in apparenza “controintuitiva”, come quella di darsi o farsi dare la morte,non sia solo un fatto privato, ma una questione pubblica. Ben venga, allora, il tentativo di comprenderenon solo (e non tanto) da che parte possa stare la Giustizia, ma (almeno) da che parte debba stare ilDiritto2.Il caso che ha visto protagonisti Fabiano Antoniani e Marco Cappato ha riacceso in maniera prepotente,quasi accecante, i riflettori sulle questioni di fine vita. Meno nota, almeno mediaticamente, è la vicendadi Davide Trentini, per il cui suicidio assistito in Svizzera sono attualmente imputati lo stesso MarcoCappato e Mina Welby: il copione, sia pur con le inevitabili peculiarità che caratterizzano ogni singolavicenda, continua dunque a ripetersi. In occasione del caso di Marco Cappato e di Dj Fabo, tuttavia, èsalita sul palco anche la Corte costituzionale: l’ordinanza n. 207 del 2018 non ha pronunciato l’ultimabattuta, ma ha indubbiamente introdotto un colpo di scena che, allo stato, lascia aperto più di unpossibile finale.2. L’ordinanza n. 207 del 2018 della Corte costituzionaleLa Corte d’assise di Milano, con ordinanza del 14 febbraio 20183, ha sollevato questione di legittimitàcostituzionale in riferimento all’art. 580 c.p. sotto un duplice profilo. Anzitutto, si è ravvisato un«[ ] non c’è nulla da fare: il problema è sempre nello scarto tra l’affermazione formale e l’attuazione deidiritti, scarto che aumenta nelle congiunture di particolare difficoltà economica»: O. DI GIOVINE, Procreazioneassistita, aiuto al suicidio e biodiritto in generale: dagli schemi astratti alle valutazioni in concreto, in Dir. pen.proc., 7/2018, 921.2Cfr. S. PRISCO, Il caso Cappato tra Corte Costituzionale, Parlamento e dibattito pubblico. Un breve appuntoper una discussione da avviare, in Riv. biodiritto, 3/2018, 169, nota 18, il quale avverte che solo la valorizzazionedel sostrato pre-legale ed etico-valoriale nel quale inevitabilmente affonda un diritto che non vogliaingannevolmente venire confinato nel mondo della mera tecnicalità può condurre all’esito (auspicato) secondocui la questione dell’eutanasia si risolva in una scelta etica, non legale. Sull’intreccio tra diritto (penale) e moralev. soprattutto O. DI GIOVINE, da ultimo in Procreazione assistita, cit., 914 ss.3Sull’iter giudiziario che ha condotto alla Corte costituzionale si rinvia, anche per indicazioni ulteriori, a D.PULITANÒ, Il diritto penale di fronte al suicidio, in www.penalecontemporaneo.it, 16 luglio 2018; R. BARTOLI,Ragionevolezza e offensività nel sindacato di costituzionalità dell’aiuto al suicidio, inwww.penalecontemporaneo.it, 8 ottobre 2018; M. D’AMICO, Scegliere di morire “degnamente” e “aiuto” alsuicidio: i confini della rilevanza penale dell’art. 580 c.p. davanti alla Corte costituzionale, in Corr. giur., 2018,737 ss.; I. PELLIZZONE, Aiuto al suicidio, dal codice Rocco alla Carta costituzionale alla Convenzione europeadei diritti dell’uomo, in questa rivista, 17 settembre 2018; A. MASSARO, Il “caso Cappato” di fronte al Giudicedelle Leggi: illegittimità costituzionale dell’aiuto al suicidio, in www.penalecontemporaneo.it, 14 giugno 2018.Si segnalano, poi, le Note di udienza, relative alla discussione di fronte alla Corte costituzionale, di F. GALLO eV. MANES, consultabili in questa rivista, 5 novembre 2018.18

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”aspetto incostituzionalità nel fatto che l’art. 580 c.p. attribuisca rilevanza penale anche a forme di aiutomeramente materiale al suicidio, le quali quindi, rivolgendosi a un soggetto volontariamente eliberamente determinatosi a porre fine alla propria vita, non abbiano contribuito in alcun modo adeterminarne o a rafforzarne il proposito 4 . In via subordinata (come chiarito dalla Cortecostituzionale5), si lamentava una sproporzione del trattamento sanzionatorio, visto che l’art. 580 c.p.prevede la stessa (severa) pena tanto per l’aiuto morale quanto per quello materiale.Con l’ordinanza n. 207 del 2018, come ampiamente noto, la Corte costituzionale ha optato per unasoluzione prima facie insolita, almeno sul piano strettamente procedurale: pur ravvisando alcunecriticità nell’attuale disciplina dell’aiuto al suicidio e pur ritenendo che lo strumento più adatto ademendarle sia la penna del legislatore, il Giudice delle Leggi ha preferito non ricorrere al consueto ecollaudato strumento della sentenza monito, ma, «facendo leva sui propri poteri di gestione delprocesso costituzionale», ha disposto il rinvio del giudizio al 24 settembre 2019. L’obiettivo dichiaratoè quello di consentire un intervento del Parlamento che adegui la risposta dell’ordinamento e rimedialla “disparità di trattamento” nei confronti di soggetti che versino in condizioni analoghe a quelle diFabiano Antoniani.L’impianto motivazionale dell’ordinanza n. 207 del 2018 può essere idealmente scomposto in dueparti, dalla cui lettura congiunta si ricava un tentativo di delimitazione del “campo di indagine” che, asua volta, sembra rispondere a una doppia finalità. Da una parte, si edificano degli argini robusti, perimpedire che il piano su cui è adagiato (in equilibrio precario) l’aiuto al suicidio si inclini troppo, finoa trasformarsi nel famigerato pendio scivoloso e ingovernabile; dall’altra parte, la Corte si è assunta laresponsabilità di non abbassare gli occhi 6 , mettendo in evidenza le più plateali incongruenze cheemergono dall’attuale quadro normativo.1) Quanto al primo aspetto, la Corte afferma, in maniera apparentemente perentoria, che«l’incriminazione dell’aiuto al suicidio non può essere ritenuta incompatibile con laCostituzione»7. La scelta, dunque, è quella di “salvare” l’incriminazione dell’aiuto al suicidio,generalmente e genericamente inteso, e senza che a venire in considerazione siano lespecifiche questioni poste dai soggetti affetti da malattie irreversibili. Tralasciando il dettagliodelle singole argomentazioni addotte, sul versante tanto dell’art. 2 Cost. quanto degli artt. 2 e8 CEDU, pare interessante sottolineare il mancato accoglimento, da parte della Consulta, delcambio di paradigma relativo al bene giuridico tutelato, pure proposto con forza dal giudice aquo: secondo la tesi di quest’ultimo, in effetti, il bene giuridico sotteso all’art. 580 c.p.andrebbe individuato non più nella vita, come nelle logiche stataliste e statolatriche del codiceRocco, ma nella libertà di autodeterminazione del singolo, con la conseguente necessità di nonconsiderare penalmente rilevanti condotte di aiuto rivolte a un soggetto liberamente eautonomamente determinatosi al suicidio. La Corte costituzionale, viceversa, continua ad4Il dubbio era stato formulato in questi termini già da L. RISICATO, Dal «diritto di vivere» al «diritto di morire».Riflessioni sul ruolo della laicità nell’esperienza penalistica, Giappichelli, 2008, 79.5Corte Cost., 24 ottobre 2018, n. 207, punto 1 del Considerato in diritto.6Come auspicato da V. MANES, Note di udienza, cit., 14. Sottolinea la scelta, da parte della Corte costituzionale,di non occultare il problema, sebbene senza approdare a una sentenza manipolativa, anche S. PRISCO, Il casoCappato, cit., 156.7Corte Cost., 24 ottobre 2018, n. 207, punto 8 del Considerato in diritto.9

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”assumere quale punto di riferimento l’esigenza di tutelare il bene della vita8, enfatizzando lacondizione di particolare vulnerabilità in cui versano (rectius: potrebbero versare) i soggettiche si orientano a favore di una scelta estrema e irreparabile: spesso, infatti, si tratta di persone«malate, depresse, psicologicamente fragili, ovvero anziane e in solitudine»9.La prospettiva in questione risulta indubbiamente significativa, se non altro perché da unospostamento del fuoco di tutela dalla vita alla libertà individuale sarebbero potute derivareconseguenze di rilievo anche in riferimento alla tenuta della fattispecie di omicidio delconsenziente (art. 579 c.p.), in cui, per definizione, il soggetto passivo presta un consensolibero e consapevole10.2) Nella seconda parte dell’ordinanza n. 207 del 2018, la Corte ha cura di sottolineare lapeculiarità di quelle ipotesi «in cui il soggetto agevolato si identifichi in una persona (a) affettada una patologia irreversibile e (b) fonte di sofferenze fisiche o psicologiche, che trovaassolutamente intollerabili, la quale sia (c) tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegnovitale, ma resti (d) capace di prendere decisioni libere e consapevoli»11. Come avvenuto, perl’appunto, nel caso di Fabiano Antoniani. In queste ipotesi, osserva la Consulta, l’assistenzada parte di terzi potrebbe rappresentare «l’unica via d’uscita per sottrarsi, nel rispetto delproprio concetto di dignità della persona, a un mantenimento artificiale in vita non più volutoe che egli ha il diritto di rifiutare in base all’art. 32, secondo comma, Cost.».La legge n. 219 del 2017, stabilizzando e precisando gli esiti giurisprudenziali che hannodefinito tanto il caso di Piergiorgio Welby quanto quello di Eluana Englaro, ha esplicitamentericonosciuto a ogni persona capace di agire il diritto di rifiutare o di interrompere qualsiasitrattamento sanitario, anche se necessario alla propria sopravvivenza. Il punto è che FabianoAntoniani, pur bisognoso del respiratore artificiale, non ne era completamente dipendente, conla conseguenza per cui il distacco dello stesso avrebbe comportato la morte del paziente solodopo alcuni giorni: proprio per questa ragione Dj Fabo aveva infine optato per una pratica disuicidio assistito in Svizzera. Trattando questa ipotesi in maniera differente da quella, perintendersi, riassunta dal caso Welby, si verrebbe a determinare una vera e propria disparità ditrattamento tra il soggetto per cui l’unica via praticabile sia quella dell’interruzione “toutcourt” di un trattamento in atto e il soggetto per il quale questa via, pur materialmentepercorribile, cagionerebbe sofferenze chiaramente più atroci di quelle che conseguirebberoall’intervento di un soggetto terzo che lo “aiuti a morire”.A nulla varrebbe opporre, in questo caso, l’argomento della particolare vulnerabilità disoggetti che si trovino in una condizione assimilabile a quella di Fabiano Antoniani: «è benvero che i malati irreversibili esposti a gravi sofferenze sono solitamente ascrivibili a taleV. in particolare Corte Cost., 24 ottobre 2018, n. 207, punto 8 del Considerato in diritto: «neppure [ ] èpossibile desumere la generale inoffensività dell’aiuto al suicidio da un generico diritto all’autodeterminazioneindividuale, riferibile anche al bene della vita, che il rimettente fa discendere dagli artt. 2 e q3, primo comma,Cost.».9Corte Cost., 24 ottobre 2018, n. 207, punto 6 del Considerato in diritto.10Per più ampie considerazioni al riguardo sia consentito il rinvio ad A. MASSARO, L’omicidio del consenzientee l’istigazione o aiuto al suicidio. La rilevanza penale delle pratiche di fine vita, in questa rivista, 14 ottobre2018, 6 ss.11Corte Cost., 24 ottobre 2018, n. 207, punto 8 del Considerato in diritto.810

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”---categoria di soggetti. Ma è anche agevole osservare che, se chi è mantenuto in vita da untrattamento di sostegno artificiale è considerato dall’ordinamento in grado, a certe condizioni,di prendere la decisione di porre termine alla propria esistenza tramite l’interruzione di taletrattamento, non si vede perché il medesimo soggetto debba essere ritenuto viceversabisognoso di una ferrea e indiscriminata protezione contro la propria volontà quando si discutadella decisione di concludere la propria esistenza con l’aiuto di altri, quale alternativa reputatamaggiormente dignitosa alla predetta interruzione». Se, altrimenti detto, il consenso informato“funziona” nelle situazioni prese in considerazione dalla legge n. 219 del 2017, dovrebbe poteroperare anche in vicende che differiscono da quelle disciplinate dal legislatore solo per uncontingente profilo di carattere naturalistico-causale.Come già precisato, tuttavia, la Corte ritiene che una pronuncia di accoglimento dellaquestione, pur significativamente “ritagliata” rispetto a quella sollevata dai giudici milanesi,lascerebbe aperti profili di criticità evitabili solo con un intervento da parte del Parlamento, ilquale, sempre ad avviso della Consulta, potrebbe concretizzarsi in una modifica della legge n.219 del 2017. Tra le preoccupazioni più significative che emergono dall’ordinanza n. 207 del2018 si segnalano:il rischio che «qualsiasi soggetto – anche non esercente una professione sanitaria – possalecitamente offrire, a casa propria o a domicilio, per spirito filantropico o pagamento,assistenza al suicidio a pazienti che lo desiderino»;le lacune che verrebbero a determinarsi in riferimento alle «modalità di verifica medica dellasussistenza dei presupposti in presenza dei quali una persona possa richiedere l’aiuto, ladisciplina del relativo “processo medicalizzato”, l’eventuale riserva esclusiva disomministrazione di tali trattamenti al servizio sanitario nazionale, la possibilità di unaobiezione di coscienza del personale sanitario coinvolto nella procedura»;il rischio di una prematura rinuncia, da parte delle strutture sanitarie, a offrire concretepossibilità di accedere a cure palliative diverse dalla sedazione profonda, secondo quantoprevisto dalla legge n. 38 del 2010.Per queste ragioni, la Corte “mette in mora” il legislatore, ricalcando le orme della CorteSuprema canadese e della Corte Suprema inglese, nella speranza che il dialogo con ilParlamento, sia pur forzosamente avviato, si traduca nel superamento di una disciplina (quantomeno) anacronistica e (certamente) inadeguata.3. Gli scenari ipotizzabili: a) a partire dalla Corte costituzionaleAnche muovendo da una delimitazione della questione di legittimità costituzionale rispetto allafisionomia che la stessa assumeva nell’ordinanza di rimessione, restava pur sempre ipotizzabile unintervento “immediato” della Corte, attraverso una sentenza interpretativa. Lo sviluppo logicoargomentativo seguito dal Giudice delle Leggi, per esempio, avrebbe potuto condurre a dichiararecostituzionalmente illegittimo l’art. 580 c.p. nella parte in cui rende penalmente rilevante l’aiutomeramente materiale fornito a chi, ancora capace di autodeterminarsi, versi in una condizione che gliconsentirebbe di richiedere l’interruzione dei trattamenti di sostegno vitale in atto e di contestualesottoposizione a sedazione profonda continua, alle condizioni previste dalla legge n. 219 del 2017.Uno degli aspetti che, come si è cercato di chiarire, sembrerebbero emergere dell’ordinanza n. 207 del2018, sembra proprio la “disparità di trattamento” tra coloro per i quali l’unica via è rappresentata dalla11

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”richiesta di interruzione di un trattamento già in atto (casi, per intendersi, paragonabili a quello diPiergiorgio Welby) e coloro per i quali questa via, pur materialmente percorribile, cagionerebbesofferenze eccessive, sproporzionate o, comunque, superiori a quelle cui lo stesso soggetto andrebbeincontro ricorrendo a pratiche di suicidio assistito (come nella vicenda che ha visto protagonistaFabiano Antoniani).Si sarebbe trattato quindi, in attesa di eventuali scelte del Parlamento per una esplicita e organicaregolamentazione del suicidio assistito, di intervenire in casi indubbiamente “marginali” e/o “estremi”,che però non avrebbero aperto alcun inquietante scenario di horror vacui. Attraverso un richiamoesplicito alla legge n. 219 del 2017, in particolare, non solo sarebbero risultati meglio definiti i contornidel “consenso informato”, ma si sarebbe anche scongiurato il rischio di angeli della morte legittimatiad entrare in azione al di fuori della relazione medico-paziente. Il risultato in questione, forse, sarebbestato più agevolmente raggiungibile a fronte di una questione di legittimità costituzionale sollevata inriferimento alla legge n. 219 del 2017, ma anche un intervento “ortopedico” sull’art. 580 c.p. nonsarebbe stato (e non sarebbe ancora) da escludere.Non è impresa agevole quella di ipotizzare lo scenario che potrebbe determinarsi qualora, come ineffetti sembra assai probabile, il legislatore resti inerte o intervenga in maniera inadeguata. La sentenzain questione è stata etichettata fin da subito come una “pronuncia a incostituzionalità differita”: si èaffermato, in proposito, che il 24 settembre 2019 la Corte non potrebbe certo tornare sui propri passi,convertendo il sostanziale accoglimento di oggi in un futuro rigetto12. La lettura della motivazione nonlascerebbe dubbi sul fatto che la disposizione impugnata sia ritenuta illegittima, sebbene a seguito diuna drastica delimitazione della questione rispetto a quella sollevata dalla Corte di appello di Milano13.Certo, il fatto che l’incostituzionalità non sia stata dichiarata non obbliga la Corte e pronunciarla ilprossimo settembre, ma un esito che, qualora la situazione restasse invariata, fosse diversodall’incostituzionalità «infliggerebbe al prestigio della Corte un colpo esiziale»14.Le conclusioni della Corte costituzionale, in effetti, non sembrerebbero ammettere ripensamenti:«laddove, come nella specie, la soluzione del quesito di legittimità costituzionale coinvolga l’incrociodi valori di primario rilievo, il cui compiuto bilanciamento presuppone, in via diretta ed immediata,scelte che anzitutto il legislatore è abilitato a compiere, questa Corte reputa doveroso – in uno spiritodi leale e dialettica collaborazione istituzionale – consentire, nella specie, al Parlamento ogniopportuna riflessione e iniziativa, così da evitare, per un verso, che, nei termini innanzi illustrati, unadisposizione continui a produrre effetti reputati costituzionalmente non compatibili, ma al tempo stessoscongiurare possibili vuoti di tutela di valori, anch’essi pienamente rilevanti sul piano costituzionale».Anziché avventurarsi in temerari propositi, sembra però più saggia la via della prudente (e fiduciosa)attesa.3.1 b) a partire dal legislatoreA. RUGGERI, Venuto alla luce alla Consulta l’ircocervo costituzionale (a margine della ordinanza n. 207 del2018 sul Caso Cappato), in www.giurcost.org, 2018, III, 574.13M. BIGNAMI, Il caso Cappato alla Corte costituzionale: un’ordinanza ad incostituzionalità differita, in Quest.giust., 19 novembre 2018, § 1.14Così, ancora, M. BIGNAMI, Il caso Cappato alla Corte costituzionale, cit., § 3.1212

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA”La via più agevole per il legislatore che intendesse raccogliere il “monito rafforzato” della Cortecostituzionale è indubbiamente quella di intervenire non già sulla formulazione dell’art. 580 c.p.,quanto piuttosto sull’impianto della legge n. 219 del 2017. Se il Parlamento si limitasse a recepire leindicazioni “minime” suggerite dalla Corte costituzionale, si tratterebbe di “estendere” la disciplinaattuale a coloro che, pur tenuti in vita attraverso tecniche di sostegno artificiale, non ne siano del tuttodipendenti. Questi soggetti, e solo loro, dovrebbero poter optare per tecniche di suicidio assistito,previa acquisizione del consenso nelle forme già previste dalla legge; dovrebbe trattarsi, inoltre, dipratiche escluse dal possibile ambito di operatività delle dichiarazioni anticipate di trattamento, con ilrequisito dell’attualità del consenso che, dunque, tornerebbe a intendersi “in senso stretto”. Aquest’ultimo proposito, non è un caso che la Corte costituzionale, elencando le condizioni in presenzadelle quali emergerebbero le criticità dell’attuale assetto normativa, faccia espli

GIURISPRUDENZA PENALE WEB, 2019, 1-BIS - “QUESTIONI DI FINE VITA” 3 SOMMARIO: INTRODUZIONE Questioni di fine vita: i riflettori tornano ad accendersi 7 con il “caso Cappato”. di Antonella Massaro IL FINE VITA DOPO LA Scelte giuste, anche alla fine della vita: analisi etico-giuridica 1